I fatti di questi giorni, il rogo al campo Rom di Torino, e i due senegalesi uccisi a Firenze, hanno ancora una volta scosso le coscienze di tutte quelle persone che tutti i giorni lavorano per combattere il razzismo, convinti che si debba partire dall’inclusione e non dall’esclusione nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Dobbiamo abbattere il muro del pregiudizio, e condannare qualsiasi forma di violenza, Torino deve diventare la città della dignità di vita non degli incendi nei campi Rom.
La crisi che ha colpito l’Italia negli ultimi anni non è un problema soltanto economico, è una questione sociale: per questo è necessario innescare percorsi di uscita dallo stato di prostrazione attuale che siano equi, che siano solidali. Se si va, invece, nella direzione di impoverire – a livello economico, e di conseguenza anche a livello di possibilità di crescita sociale e culturale – chi già povero è, il rischio è quello di una tensione crescente e sempre meno controllabile ai bordi più bassi della società – che, inevitabilmente, andranno allargandosi.
Il rischio è quello di un conflitto tra ultimi e penultimi che porta ad episodi come quello di sabato sera; e qui sta il secondo punto. È necessario rendersi conto che il razzismo, il meccanismo del capro espiatorio, la paura del diverso e dello straniero in questo momento non sono una patologia della società: sono diventati senso comune.
Resa impotente dalle attuali condizioni in cui viviamo, la periferia della nostra società sfoga la sua rabbia contro il suo prossimo “diverso”: l’esigenza pressante di operare per disinnescare questo meccanismo è il terzo punto che vorremmo sottolineare.
Due anni e mezzo fa accadde a Ponticelli, nelle periferie di Napoli, quello che è accaduto sabato sera nelle periferie di Torino. La risposta delle istituzioni fu quella di dichiarare lo stato di emergenza sulla questione Rom: il Consiglio di Stato ha da poco dichiarato illegittimo quello “stato di emergenza”, in quanto scaturito da logiche xenofobe, e a due anni di distanza evidentemente all’”emergenza” non è stata data risposta.
È necessario superare l’idea dell’ “emergenza”e lavorare per la cittadinanza reale e per i diritti reali di chi è sul nostro territorio. È necessario agire per fare in modo che la comunità rom possa essere soggetto di un percorso reale di integrazione, che porti ad uscire dalla logica del “diverso”. È necessario garantire ai cittadini di tutte le periferie, umane e urbane lo stesso livello di diritti, pari dignità e sicurezza umana. Non si tratta di politiche straordinarie, bensì della ordinaria realizzazione dei diritti fondamentali che la Costituzione garantisce a ciascuno di noi.
Sempre nella primavera del 2009, l’Italia respingeva sulle coste della Libia centinaia di migranti africani che avevano tentato lo sbarco a Lampedusa: lo faceva con il plauso di una società che parlava, allora come oggi, di “invasione”.
Nella primavera del 2009, un comitato di associazioni diede vita alla campagna antirazzista “Non aver paura”: oggi, lo stesso comitato anima la campagna “L’Italia sono anch’io” e sta raccogliendo le firme per la cittadinanza e il diritto di voto ai migranti.
Auspichiamo che lo stesso possa avvenire con le comunità rom e sinti, che al tempo dell’indignazione – così acuta dopo i fatti di sabato – segua il tempo del lavoro e del progetto di cambiamento e di cittadinanza, il necessario tempo della costruzione di una società più equa, dove non ci sia spazio per ultimi e diversi.
Per queste ragioni vogliamo scendere in piazza tutti uniti, compatti nel dirlo con forza che “chi non ha diritti non conosce doveri”, ad un’intollerabile manifestazione di violenza senza precedenti vogliamo rispondere con un gesto di pace e di fratellanza.
Sabato 17 dicembre ore 17 in Piazza Carignanoo troviamoci tutti insieme e sfiliamo per le strade di Torino abbellite per un Natale che rischia, anche quest’anno, di non essere una festa di tutti.
Associazione Terra del Fuoco
Firmano l’appello:
FIOM, OFFICINE CORSARE, Gruppo Abele, Cgil Piemonte, Cgil Torino, Lvia, Orbita Ubuntu, Acli Piemonte, Libera Piemonte, Acmos, Arci Piemonte, Comitato piemontese “L’Italia sono anch’io”, CICSENE, inMovimento Torino, Movimento 2 Giugno, Popolo Viola Torino, CISV, Associazione Islamica delle Alpi, ASS. Hatun Wasi, centro Argentino, Bucovina, Associazione culturale Italia-Iran, Sinistra Critica, Coop Valdocco, Liberitutti, Stranaidea
Per adesioni
Rosanna.falsetta@terradelfuoco.org